Dimostrando come la nuova funzione di ChatGPT possa essere usata a fini di discriminazione.
Zoom vuole creare dei cloni digitali che partecipino alle riunioni al posto nostro
Durante la pandemia, per continuare a lavorare in tantissimi ci siamo ritrovati a scaricare Zoom, ma non in tutte le aziende si è continuato a usarlo così tanto come in quei periodi di lockdown. Con gli uffici aperti, molte riunioni sono tornate a tenersi di persona, e lo stesso vale, ad esempio, per le interviste o i colloqui di lavoro. Ma per chi deve rapportarsi con clienti o colleghi lontani, Zoom continua a essere fondamentale, e il suo Ceo, Eric Yuan, sembra molto fiducioso e ottimista sul futuro dell’azienda. Parlando con Nilay Patel di The Verge, Yuan ha spiegato che, come praticamente ogni altra grande azienda, Zoom ha intenzione di sfruttare l’intelligenza artificiale. In pratica, il Ceo vuole far crescere Zoom e al tempo stesso vuole che non sia più necessario dover partecipare alle riunioni su Zoom. «Le idee di Eric Yuan su ciò che farà l’intelligenza artificiale sono piuttosto folli», riassume Patel nella sua introduzione.
Secondo il Ceo, l’intelligenza artificiale permetterà a tutti noi di creare quello che chiama un “gemello digitale”, essenzialmente un avatar deepfake di noi stessi che potrà partecipare alle riunioni Zoom al nostro posto e persino prendere decisioni per noi mentre ci dedichiamo a cose più importanti, «ad esempio la famiglia», specifica Yuan. Non solo le videochiamate ma anche molte altre tediose attività che svolgiamo ogni giorno potranno essere gestite dall’AI di Zoom. Il nostro gemello non sarà utile solo per le riunioni o le videochiamate: potremo rifilargli anche la gestione di chat scritte o messaggi vocali, telefonate, calendari, attività creative od organizzative. Ci sono davvero pochissime cose che i nostri gemelli (perché potranno ovviamente essere più di uno) non saranno in grado di fare, se istruiti correttamente. «Anche le mail», specifica Yuan. «Io odio leggere le mail ogni mattina: se tutto andrà come spero, la mia versione AI le leggerà al mio posto».
Il Ceo si spinge ancora più in là, sostenendo che conoscendo i nostri punti deboli a livello professionale, potremo perfezionare il nostro clone digitale: se sappiamo che la negoziazione non è il nostro punto forte, ad esempio, potremo programmarlo per renderlo un venditore migliore, e quindi presentare una versione più efficace di noi stessi in base all’obiettivo di quella specifica riunione. E intanto, magari, se siamo in smartworking, approfittarne per fare un pisolino.