Quello che a Demi Moore è successo con The Substance, a lei succede con il film di Gia Coppola appena arrivato al cinema: dopo tutto questo tempo, ci siamo accorti che Pamela Anderson è una grande attrice.
La persona più felice della condanna di Donald Trump è Robert De Niro
Alle cose alle quali non avremmo mai pensato di assistere e invece le abbiamo viste succedere proprio davanti ai nostri occhi adesso c’è da aggiungere la prima condanna in sede penale di un ex Presidente degli Stati Uniti d’America. La notizia è ovunque ormai da ore, quindi non c’è bisogno di ripetere quello che già tutti sanno: 34 capi d’accusa, 34 condanne, staremo a vedere cosa succederà nel processo d’appello, scopriremo che pena comminerà il giudice. Nell’attesa, metà America si straccia le vesti e l’altra metà festeggia. Nella metà che festeggia c’è Robert De Niro, probabilmente quello che festeggia più di tutti vista l’odio di vecchissima data nei confronti dell’ex Presidente.
Intervistato sulla questione durante il red carpet del suo nuovo film, Ezra, De Niro si è tutto sommato contenuto rispetto a passate dichiarazioni (su tutte vale la pena citare quella volta in cui disse, in un’intervista concessa a Megyn Kelly, che gli sarebbe piaciuto tantissimo prendere Trump «a cazzotti in faccia», e quella volta in cui salì sul palco dei Tony Award per ricordare a The Donald di «andarsene affanculo»). «Credo che giustizia sia stata fatta. […] Questa storia non sarebbe mai dovuta arrivare fino a questo punto. Non ne voglio parlare», ha detto De Niro, prima di continuare a parlarne. «Sono arrabbiato. Devo dire qualcosa. Questo è il mio Paese e quel tizio vuole distruggerlo. Punto. È un pazzo», ha concluso De Niro, che negli ultimi giorni è ufficialmente sceso in campo ed è diventato parte della campagna elettorale di Biden.
Aspettiamo adesso la risposta di Trump, anche se forse stavolta ci toccherà aspettare un po’ più del solito perché ci immaginiamo che in questo momento sia molto preso, tra l’organizzazione della campagna elettorale per le presidenziali di novembre e gli incontri con gli avvocati che gli spiegano come fare a non andare in galera. L’ultima volta che Trump risposte a De Niro fu dopo quel caldissimo suggerimento che quest’ultimo gli diede dal palco dei Tony Award. L’ex Presidente definì l’attore come «una persona con quoziente intellettivo molto basso», deficienza cognitiva che lui attribuiva ai tanti pugni presi da De Niro dai tanti boxer con i quali aveva recitato nei tanti boxing movie fatti. Che però non sono tanti ma soltanto uno, Toro scatenato.

Si intitola così la mostra dell'artista svizzero, alla GAM di Milano fino al 6 luglio. Un percorso in cui Rondinone racconta una storia di migrazione, la sua, tra nature morte, paesaggi, sculture, ricordi di Matera e ammirazione per Il quarto Stato di Pellizza da Volpedo.