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Ci sarà un sequel di C’era una volta a… Hollywood diretto da David Fincher, scritto da Quentin Tarantino e con protagonista Brad Pitt Il film racconterà la storia di Cliff Booth, il personaggio interpretato da Pitt nel film di Tarantino del 2019.
Prada ha aperto un ristorante ispirato ai film di Wong Kar-wai Si trova a Shangai e riproduce l'atmosfera dei film del regista di "In the Mood for Love".
La ministra della Giustizia americana vuole la condanna a morte per Luigi Mangione Ha inviato una comunicazione ai procuratori federali, chiedendo la pena di morte per quello che definisce «un terrorista».
Per aspera ad astra è il tema dell’edizione di C2C Festival che renderà omaggio a Sergio Ricciardone I biglietti saranno acquistabili da sabato 5 aprile.
È morto Val Kilmer, la rockstar della Hollywood degli anni ’80 e ’90 Aveva 65 anni e da tempo si era ritirato dalle scene a causa di un cancro alla gola.
C’è un pesce che si è evoluto appositamente per evitare di avere a che fare con i suoi simili Si chiama tetra messicano (Astyanax mexicanus) e ci ha messo 20 mila anni per raggiungere questo notevole risultato.
Nei biopic sui Beatles di Sam Mendes ci saranno tutti i boni preferiti di internet Harris Dickinson interpreta John Lennon, Paul Mescal sarà Paul McCartney, Barry Keoghan è Ringo Starr e Joseph Quinn farà George Harrison.
Adolescence verrà mostrato in tutte le scuole medie inglesi Un'iniziativa appoggiata dal Primo ministro inglese, Keir Starmer.

Per il suo personaggio in Don’t Look Up, Timothée Chalamet si è ispirato a Joe Exotic di Tiger King

30 Dicembre 2021

Quello del costumista è uno dei mestieri più ingiustamente sottovaluti e trascurati dell’industria cinematografica. Spesso, il lavoro del/della costumista riceve il riconoscimento e l’attenzione che merita solo in occasione di film che vengono definiti, appunto, “in costume”: film storici o film di genere, in cui il ruolo del vestito è fondamentale nella costruzione e affermazione di un mondo lontano nel tempo e nello spazio, superato dalla storia o inventato dalla fantasia. Ma l’importanza del costume, del mestiere del costumista esiste in ogni film: i vestiti che i personaggi indossano e gli oggetti che si portano appresso sono segni carichi di significato, esattamente come l’espressione di un attore o la luce scelta da un direttore della fotografia o l’inquadratura decisa da un regista.

Un esempio dell’importanza e dell’accuratezza del lavoro di costume designer lo si può trovare nell’intervista concessa a Vogue da Susan Matheson, che si è occupata di vestire i protagonisti di Don’t Look Up, l’ultimo film di Adam McKay di cui si sta discutendo moltissimo in questi giorni (il film è in streaming su Netflix dal 24 dicembre). Tra tutti i personaggi di Don’t Look Up ce n’è uno che spicca per la peculiarità del suo look: Yule, lo “skateboarder bro” interpretato da Timothée Chalamet. E a leggere l’intervista a Matheson, si capisce come la stranezza estetica del personaggio sia stata una precisa scelta di Chalamet, articolata in una serie di richieste che è stato poi compito della costume designer realizzare in maniera adatta.

Per esempio: la prima cosa che Chalamet le ha detto nel momento in cui si sono incontrati per discutere l’aspetto di Yule è stata «voglio che porti il mullet». Ovviamente, siccome anche le star di Hollywood si appassionano alle stesse serie tv che guardiamo noi, il mullet di riferimento di Chalamet era quello di Joe Exotic, il protagonista della serie-documentario Netflix Tiger King. «All’epoca tutti erano ossessionati da Joe, ma per fortuna io sono riuscita a trovare quest’uomo in Nuova Zelanda che sfoggiava un mullet stupendo, nel momento in cui ho fatto vedere una sua foto a Timothée lui mi ha subito risposto “Bingo!”».

Ma, come detto, il lavoro di un costume designer è segno cinematografico portatore di significato narrativo. Risolta la questione mullet, Matheson si è concentrata sul raccontare la storia di Yule (un personaggio che nel film compare per relativamente poco tempo, anche se è protagonista di una delle scene più emotivamente intense di tutto Don’t Look Up) attraverso i vestiti. «Yule ha ricevuto un’educazione religiosa, viene da una famiglia evangelica. Volevo sottolineare questo aspetto della sua vita, quindi ho scelto di fargli indossare delle patch vintage e delle vechie t-shirt usate nei campeggi delle organizzazioni cristiane. Non si vedono sempre o bene, ma sotto Yule indossa sempre una di queste t-shirt». Matheson ha anche trovato il modo di inserire nei costumi di Chalamet un piccolo easter egg, una specie di foreshadowing di ciò che il film avrebbe mostrato alla fine. «Un amico di mio fratello ha disegnato il logo di una rock band cristiana, ovviamente fittizia, chiamata Noah’s Flood. Nel film, Adam (McKay, il regista, ndr) voleva che venissero sparsi questi indizi del disastro imminente. Bisogna fare molta attenzione per notare questo logo, ma se ci riuscite troverete questo disegno incredibile di Noè che se ne va a bordo della sua arca, con una chitarra elettrica in bella vista».

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