Prodotta e distribuita da Netflix, sarà disponibile sulla piattaforma dal 30 aprile.
Nick Cave ha scritto un sequel del Gladiatore così assurdo che nessuno ha mai voluto girarlo
Se il figlio dell’imperatore Commodo che diventa un gladiatore e combatte contro i rinoceronti in un Colosseo stracolmo vi è sembrato una strana premessa per il sequel del Gladiatore, sappiate che se le cose fossero andate come Nick Cave voleva avremmo avuto un Gladiatore II molto più strano. Ma davvero molto, molto più strano. A partire dal titolo immaginato da Cave per il film: Christ Killer. Chissà come avrebbe reagito il reparto marketing della DreamWorks, eventuale produttrice dell’opera, alla notizia di dover promuovere in tutto il mondo un film intitolato Christ Killer.
Ma andiamo con ordine. Parliamo di quello che è da moltissimi considerato “il più strano sequel che non si è mai fatto”. Il gladiatore II di Cave, come ha raccontato lui stesso in una puntata del podcast di Marc Maron, cominciava con la resurrezione di Massimo Decimo Meridio. Morto alla fine del primo film, il gladiatore si risveglia nell’aldilà, dove non fa nemmeno in tempo a capire di essere morto che gli dèi dell’Olimpo – per qualche ragione in trasferta nel «purgatorio», così dice Cave – gli dicono che deve tornare sulla Terra perché c’è un uomo da uccidere. Conoscendo il titolo che Cave ha dato al film, avrete capito di chi stiamo parlando: l’obiettivo del gladiatore-sicario è niente meno che Gesù Cristo in carne, ossa e Spirito Santo. Perché gli dèi olimpici lo vogliono morto? Perché Gesù sta diventando troppo popolare a loro discapito: con ogni conversione gli dèi antichi si indeboliscono, tanti sono morti, qualcuno deve fare qualcosa.
Una persona normale a questo punto si sarebbe detta: a stranezza ci siamo, può bastare così. Ma non Cave, che sempre a Maron ha spiegato che – spoiler! – nel terzo atto del film Massimo avrebbe scoperto che la persona da uccidere era in realtà suo figlio (questo vuol dire che Gesù è figlio di Massimo, in questa versione degli eventi? O che l’uomo da uccidere in realtà non era Gesù? Ma, soprattutto, il figlio di Massimo non era morto pure lui nel primo Gladiatore? Le divinità antiche hanno fatto resuscitare anche lui? E perché?) e che gli dèi lo avevano ingannato. «Quindi diventa questa specie di guerriero eterno, e il film finisce con una scena di battaglia lunga venti minuti in cui ci sono tutte le guerre della storia, fino a quella del Vietnam. […] Era un vero e proprio capolavoro».
Purtroppo per Cave, Crowe – che aveva convinto lui Ridley Scott ad affidare la scrittura del film al musicista – non era dello stesso avviso. Finita di leggere la sceneggiatura di questo capolavoro, il suo unico commento fu «No, mi spiace, bello, non mi piace». Il film, come detto, alla fine non si è mai fatto. Ma, per la posterità, la leggendaria sceneggiatura di Cave si può leggere qui. Una copia fisica è conservata nell’archivio di DreamWorks, che il film avrebbe dovuto produrlo, dal 2006, anno in cui Cave ha finito di scriverla.

Si intitola così la mostra dell'artista svizzero, alla GAM di Milano fino al 6 luglio. Un percorso in cui Rondinone racconta una storia di migrazione, la sua, tra nature morte, paesaggi, sculture, ricordi di Matera e ammirazione per Il quarto Stato di Pellizza da Volpedo.