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Se come noi siete ancora in lutto per la morte di Juan Atkins, il padre della techno, sappiate che su YouTube è stato appena pubblicato uno dei suoi ultimi set in versione integrale
L'uomo che a Detroit inventò un suono che non esisteva è morto a 64 anni. Una delle sue ultime esibizioni è stata quella al Dekmantel di Amsterdam, nella scorsa estate. Ora la si può vedere tutta, ancora e ancora.
Il 21 ottobre Dekmantel ha pubblicato su YouTube, nella raccolta dei set trasmessi in streaming da RADAR durante il festival, l’esibizione di Juan Atkins all’edizione di quest’anno, che si è tenuta nell’Amsterdamse Bos dal 29 luglio al 2 agosto. Pochi giorni dopo, l’1 novembre, la sua agenzia Green Smith Artists ha annunciato che Atkins è morto a 64 anni, senza indicare né la data né la causa, come riporta The FADER. Quello di Amsterdam è stato così uno dei suoi ultimi set: dopo l’estate aveva suonato ancora all’Amsterdam Dance Event, il 23 ottobre, in una serata dedicata ai quarant’anni della techno di Detroit, e il 31 ottobre era atteso allo Yu Yu Club di Città del Messico. «Una notizia che spezza il cuore. Mio fratello Juan Atkins se n’è andato», ha scritto su Facebook Kevin Saunderson, che lo ha ricordato come «l’inventore della techno», secondo Beatportal.
Non era un’esagerazione affettuosa. Nato a Detroit nel 1962 e cresciuto a Belleville, un sobborgo della città, Atkins comprò il suo primo sintetizzatore, un Korg MS-10, a quindici anni, e a scuola conobbe Derrick May e Kevin Saunderson: insieme sarebbero diventati i Belleville Three, i tre ragazzi neri che misero insieme il groove della Motown, il funk e le macchine elettroniche europee e inventarono un genere. All’inizio degli anni Ottanta, con Richard «3070» Davis, fondò i Cybotron, il cui brano «Clear» divenne un classico delle piste di Detroit. Con «Techno City», nel 1984, la parola «techno» comparve per la prima volta come nome di un suono. Nel 1985 Atkins fondò l’etichetta Metroplex e pubblicò, con lo pseudonimo Model 500, «No UFO’s», considerato uno dei primi veri dischi techno. Più ancora del suono, Atkins inventò un immaginario: il futuro, lo spazio, le macchine, raccontati da una città industriale in crisi che con la tecnologia aveva un rapporto tutt’altro che neutrale.
Nei decenni successivi non ha mai smesso di suonare e di produrre. Ha pubblicato con altri alias, come Infiniti, ha collaborato con Moritz von Oswald nel progetto Borderland, con due album usciti per Tresor nel 2013 e nel 2016, e ha riportato in vita i Cybotron, che nel 2025 avevano suonato a Glastonbury. Quest’anno Tresor aveva ristampato i suoi brani a nome Infiniti, e Atkins aveva annunciato un nuovo album dei Cybotron, intitolato 12, la cui uscita ora è incerta. La Metroplex è ancora attiva, e a scegliere gli artisti oggi è sua figlia Milan. In un’intervista al Guardian del 2024 aveva spiegato che la sua musica non era mai stata solo da ballare: «Faccio dichiarazioni sociali», aveva detto, convinto che gli artisti abbiano l’obbligo di dire qualcosa che conti.