Il film racconterà la storia di Cliff Booth, il personaggio interpretato da Pitt nel film di Tarantino del 2019.
Jeremy Strong ha detto che Succession l’ha devastato e che non gli manca per niente
«La lotta di Kendall è stata dura da portare avanti per sette anni. C’è altro che voglio fare», ha detto Jeremy Strong al Sunday Times, intervistato in occasione del suo nuovo importante ruolo, quello dell’avvocato Roy Cohn in The Apprentice. «Sono consapevole che è uno dei capitoli principali della mia vita, ma non mi manca». «It fucked me up», ha usato queste parole per descrivere l’effetto del ruolo di Kendall sulla sua psiche, e ha continuato aggiungendo che nel periodo in cui lo interpretava spesso «perdeva il contatto con la felicità». È plausibile che con i suoi tormenti Kendall abbia avuto sull’attore, uno che, se vi ricordate la controversa intervista del New Yorker, aveva preso il ruolo molto sul serio (forse troppo), un forte effetto depressivo. Era proprio lo stesso periodo, la fine del 2021, in cui noi ci domandavamo quanto fosse grave innamorarsi perdutamente di un personaggio orribile come Kendall Roy (ne scrivevamo qui). A differenza dei fan di Succession, che continuano a seguire e commentare con nostalgia l’account @kendallroylookingsad, Jeremy Strong ha espresso fin da subito il desiderio di voltare pagina per paura di rimanere incastrato per sempre nel ruolo che ha definito «l’apice della sua carriera».
Chissà che nei panni di Roy Cohn l’attore non sia riuscito a superare se stesso. «Non si può sopravvalutare la sua influenza nel nostro Paese», ha detto Strong parlando dell’avvocato personale di Trump dal 1973 al 1985, morto nel 1986 per complicazioni dovute all’Aids, cinque settimane dopo essere stato radiato dall’ordine per condotta non etica,«la sua capacità di negare la realtà e altre cose che ha trasmesso a Donald Trump. Il suo copione ha una portata tentacolare sbalorditiva: è la persona più affascinante che abbia mai cercato di impersonare. Dovrei fare una premessa: il mio lavoro è quello di essere un investigatore umanistico di un soggetto [sì, dice proprio così, ndr] e di astenermi dal giudizio. Quindi, anche se personalmente potrei avere molti giudizi su Roy Cohn, quella non è la parte di me che si impegna nel lavoro creativo».