Hype ↓
19:26 giovedì 3 aprile 2025
Il Partito laburista starebbe pensando di candidare Idris Elba a sindaco di Londra Al momento si tratta di un'indiscrezione riportata dai tabloid, ma è da diversi mesi che si parla di un ingresso in politica dell'attore.
È uscito il primo trailer dell’Eternauta, la serie tratta da uno dei più grandi capolavori della storia del fumetto Prodotta e distribuita da Netflix, sarà disponibile sulla piattaforma dal 30 aprile.
Trump ha imposto dazi anche a delle isole antartiche abitate solo da pinguini I pinguini delle isole Heard e McDonald dovranno pagare il dieci per cento di dazi per esportare i loro beni e servizi negli Usa.
Ci sarà un sequel di C’era una volta a… Hollywood diretto da David Fincher, scritto da Quentin Tarantino e con protagonista Brad Pitt Il film racconterà la storia di Cliff Booth, il personaggio interpretato da Pitt nel film di Tarantino del 2019.
Prada ha aperto un ristorante ispirato ai film di Wong Kar-wai Si trova a Shangai e riproduce l'atmosfera dei film del regista di "In the Mood for Love".
La ministra della Giustizia americana vuole la condanna a morte per Luigi Mangione Ha inviato una comunicazione ai procuratori federali, chiedendo la pena di morte per quello che definisce «un terrorista».
Per aspera ad astra è il tema dell’edizione di C2C Festival che renderà omaggio a Sergio Ricciardone I biglietti saranno acquistabili da sabato 5 aprile.
È morto Val Kilmer, la rockstar della Hollywood degli anni ’80 e ’90 Aveva 65 anni e da tempo si era ritirato dalle scene a causa di un cancro alla gola.

Il Trota d’Egitto

Il ballottaggio visto dal candidato dell'esercito: se Tahrir è stata una rivolta contro il figlio di Mubarak

14 Giugno 2012

Circolano voci contraddittorie su Hosni Mubarak, il caudillo egiziano deposto dalla rivolta di piazza Tahrir e recentemente condannato all’ergastolo per avere ordinato di sparare sui civili nei giorni precedenti alla sua caduta. Vecchio e sconfitto, versa in gravi condizioni di salute. C’è chi dice che lo ucciderà la depressione, chi che è già in coma irreversibile. Altri sostengono che rifiuti il cibo, che si lascerà morire di fame. Altri ancora che non sia poi così grave, che la sua malattia è solo una trovata elettorale a ridosso del ballottaggio: sabato e domenica gli egiziani eleggeranno, per la prima volta in maniera democratica, il loro presidente, e l’immagine di un anziano leader moribondo, capace di muovere a compassione, varrebbe qualche punto in più per Ahmed Shafik, un ex primo ministro di Mubarak che spera di guidare il Paese del dopo-Mubarak.

Tra tutti le voci e le indiscrezioni ce n’è una che – fondata o meno – merita una considerazione: si dice che al suo capezzale il leader deposto abbia voluto il figlio minore Alaa, e non Gamal, il primogenito che gli è costato la presidenza.

Gamal Mubarak è il Trota d’Egitto. Hosni vedeva in lui un successore ideale (in realtà pare l’idea fosse della moglie Suzanne). Peccato che i suoi colonnelli non la vedessero allo stesso modo.

Per anni Mubarak padre aveva tentato di spingere prima, e imporre poi, il primogenito come erede del suo regime militare. Gamal però ai vertici dell’esercito non piaceva affatto, inoltre vedevano la sua nomina a delfino come un insulto: dal loro punto di vista, il Paese era governato dalle Forze Armate, non dal presidente. Così era all’inizio. Nel corso della sua dittatura trentennale tuttavia Mubarak si è sempre più allontanato dall’esercito (avvicinandosi, tra l’altro, a polizia e servizi segreti), e la designazione di un delfino è stata, insieme, il risultato e una delle cause di questo allontanamento. Già prima dei disordini a Tahrir, c’era un diffuso malcontento all’interno delle Forze Armate per il “fattore Gamal”.

Che senso ha – si chiederà qualcuno – parlare del fattore Gamal proprio adesso? Per il voto del weekend, i sondaggi prevedono un serrato testa a testa tra Ahmed Shafik, l’uomo del fu regime, e Mohammed Morsi, il candidato dei Fratelli Musulmani, che già controllano il Parlamento. A partire dalla prossima settimana, insomma, l’Egitto potrebbe essere una nazione completamente in mano agli islamisti… ma anche ritrovarsi con un presidente che è un rappresentante della giunta militare che è stata deposta. Potrebbe sembrare un controsenso.

E qui veniamo veniamo al punto. Per come la vedono i generali (e buona parte di coloro che li sostengono), la rivoluzione non è stata contro il regime militare, bensì contro Mubarak e il suo piano di successione.

Questo spiega anche perché, quando i disordini sono esplosi, in un primo momento l’esercito si è schierato dalla parte di Mubarak ma poi dalla parte dei rivoltosi, che in cambio hanno accettato un governo di transizione in mano alle Forze Armate. Secondo alcuni il cambio di bandiera è avvenuto quando i destini erano già segnati e i generali avrebbero tentato, banalmente, di preservare una parte del loro potere saltando sul carro dei vincitori. Ma c’è anche un’altra lettura dei fatti: la rivoluzione egiziana è cominciata come un moto popolare contro il regime, ma è sfociata in un golpe interno al regime.

Mubarak era un uomo dei generali, ma quando ha tentato di imporre il figlio ha perso il loro sostegno. In piazza Tahrir non hanno vinto soltanto i democratici e gli islamisti: in un certo senso, ha vinto anche il regime dei colonnelli. Se Shafik dovesse vincere la loro vittoria sarebbe assoluta.

(Foto: /AFP/Getty Images)

Articoli Suggeriti
Leggi anche ↓
Avremo un coltellino svizzero senza coltello, ha detto Victorinox

Il New York Times dice che la nuova legge sugli obiettori di coscienza è “una lezione” su come governa Meloni

L’Eurovision sta diventando un problema di sicurezza nazionale per la Svezia

Tra proteste anti-Israele e gente che vuole bruciare in piazza copie del Corano, la priorità non sarà la musica.

Uno dei più importanti premi letterari del mondo sta rimanendo senza concorrenti per un boicottaggio pro-Palestina

Il padiglione israeliano alla Biennale di Venezia rimarrà chiuso

La storia di Althea Gibson, la tennista che ha ispirato il look di Zendaya in Challengers