L’inarrivabile fighezza delle Haim

Assurdamente cool anche quando parlano delle loro relazioni disastrose o fanno le sottone, le tre sorelle sono tornate con un potentissimo "revenge video".

05 Aprile 2025

Nel 2010 avevo diciotto anni, una band che scimmiottava con scarsi risultati gli Yeah Yeah Yeahs e molta voglia di vivere come una di quelle ragazze che venivano fotografate da The Cobrasnake insieme a Cory Kennedy ai bordi lerci di qualche club newyorkese. In questo delirio di ambizione provinciale, residuo tossico dell’era MySpace, un giorno come tanti guardai un video su YouTube: era l’esibizione di Julian Casablancas al Letterman, nel periodo di pausa dagli Strokes e in promozione per il suo album Phrazes For The Young.

Too cool for school

Se dovessi spiegare a un alieno il senso della parola coolness, forse userei quei quattro minuti abbondanti di video, indicando con precisione ogni gesto e movimento di assoluta figaggine di Casablancas, se così vogliamo tradurre il termine, ma direi anche al signor extraterrestre di osservare con attenzione un elemento secondario del palco. Sullo sfondo, in shorts neri e chiodo, c’è Danielle Haim, allora ventunenne, intenta a suonare le percussioni in uno sfoggio di strafottenza e precisione che agli occhi di una adolescente wannabe indie sleaze di provincia appariva come il Sacro Graal. E da un certo punto di vista, perlomeno quello della musica pop alternativa dei successivi quindici anni, possiamo dire che lo era.

Facciamo un rapido salto nel futuro. È il 2025 e io ho definitivamente accettato il fatto che nessun membro dei Daft Punk mi chiederà mai di fare un featuring, in compenso la coolness di Danielle Haim non si è spenta, anzi, potremmo dire che si è triplicata. Pochi anni dopo quella esibizione iconica, per usare un calco dall’inglese che funziona bene, al Letterman, lei e le sue sorelle Alana ed Este – forse è questo il trucco che hanno usato i loro genitori per creare delle rockstar, puntare sull’anagrafica – diventano le Haim.

La precisione genetica della famiglia californiana di origini ebraiche da cui provengono è talmente accurata che quando le vedi, una di fianco all’altra, in scala di altezza dalla più grande, Este, alla più piccola, Alana, con Danielle in mezzo che catalizza su di sé il centro di gravità permanente ti viene da dire «sembra proprio un film di Paul Thomas Anderson». Los Angeles e la San Fernando Valley, le insegne al neon, le strade che abbiamo visto nei film di Lynch e di cui abbiamo letto nei romanzi di Bret Easton Ellis, l’estetica too cool for school anni Settanta, un po’ Almost Famous un po’ Fleetwood Mac, molto Boogie Nights, per l’appunto.

Come in un film di Paul Thomas Anderson

«The last place I wanna live in is Los Angeles. I feel like there’s a lot of driving, I feel like is very isolating, I find it very bright, I find the sunshine monotonous, I don’t like how dry it is, I don’t like how hard the water is, I don’t like it that it’s a town built around the industry I work in, it makes me feel very self conscious and uncomfortable in my own skin» dice Chloë Sevigny intervistata da Elle. La it-girl degli anni Novanta e Zero fa da propellente naturale a un discorso inesauribile che divide in due gli Stati Uniti, West Coast o East Coast. Non c’è bisogno di scomodare Woody Allen – «Non voglio trasferirmi in una città in cui l’unico vantaggio culturale è poter a svoltare a destra con il semaforo rosso», dice in Io e Annie parlando di Los Angeles –, le due categorie dello spirito statunitensi, quelle della sua espressione culturale più mitologica, perché il resto sappiamo che è fatto di ben altro, si manifestano nel conflitto tra sole e nuvole, tombini fumanti e strade enormi.

Le Haim, che non solo sembrano uscite da un film di Paul Thomas Anderson, ma ci sono anche entrate – Alana è la protagonista di Licorice Pizza, mentre le altre due fanno un cameo –, sono la quintessenza di ciò che descrive Sevigny nel suo ritratto impietoso, ma perfettamente complementare, del secondo polo culturale del loro grande paese. La brillantezza, gli abiti leggeri, quei look primavera-estate fatti di cosce scoperte e stivaletti, le camminate in una città in cui tutti guidano. Nei video delle Haim, “Summer girl”, “Now I’m in“, “The Steps“, per citarne solo alcuni diretti dall’amico di vecchia data PTA, loro tre camminano sempre, come a voler sottolineare una pratica estranea al contesto dove si sono formate, lo stato delle enormi highway, dei suv, dei bibitoni pieni di ghiaccio, dell’isolamento, del ciascuno per i fatti suoi.

Il personaggio che da New York arriva in California è un topos del cinema e della serialità americana: pensiamo a Don Draper che si fa accecare dal sole e dalle droghe psichedeliche, Carrie Bradshaw che si fa un giro nella valley tra Matthew McConaughey e Sarah Michelle Gellar. L’idea di base è che se da un lato le strade newyorkesi stritolano i suoi abitanti, in California c’è fin troppo spazio d’azione. Ed è qui che si muovono le Haim, in una posa che sembra sempre quella della foto di Nicole Kidman post divorzio da Tom Cruise – falso storico, ma è bello pensare che sia davvero quello il momento in cui si è liberata –, camminano in tre, corrono in tre, si spogliano e si rivestono in tre, fanno un trasloco in tre, come nel loro ultimo video, quello che anticipa l’uscita di un nuovo album. «Wasting time, driving through the Eastside, doing my thing ‘cause I can’t decide if we’re through, well, are we? And if we are, what we gonna do?» canta Danielle mentre Este e Alana la aiutano a caricare i suoi pacchi sulla macchina in quella che sembra la situazione che segue a una rottura. «Baby, how can I explain when an innocent mistake turns into 17 days fuckin’ relationships?», continua. 

Una canzone per vendicarsi

Nel breve resoconto disastroso sulle relazioni delle Haim, contenuto che conta la presenza di Drew Starkey, attore co-protagonista dell’atteso Queer di Guadagnino, si respira l’atmosfera del disastro sentimentale filtrato dall’autoironia e usato come motore creativo. Già in un video su TikTok Este, la sorella più grande famosa per le sue smorfie sul palco – anche in questo caso potremmo dire, iconic – aveva raccontato della rottura con il suo ex che le aveva chiesto dei soldi per pagare un intervento alla madre, usati poi per una vacanza di lusso con l’amante – in questo caso invece ci starebbe bene un ouch!, sempre per restare sugli anglicismi – unendosi al grande canone delle storie di donne che si legano a uomini sbagliati, per dirla in modo delicato.

E se Lady Diana aveva il suo tubino nero, lo storico revenge dress, con “Relationships” delle Haim possiamo dire di essere nel campo del revenge videoclip, un genere perlopiù femminile che si burla delle malefatte subite nei rapporti con l’altro sesso: senza generalizzare, sia chiaro, ma a sentimento mi verrebbe da pensare che gli uomini arrabbiati con le ex si buttano nella manosfera, le donne ci fanno le canzoni simpatiche. A ciascuno il suo.

Miley Cyrus ci ha costruito il singolo più ascoltato e venduto del 2023, “Flowers“, inno all’indipendenza femminile, grazie dei fiori ma me li compro anche da sola. Canta facendo una sessione di crossfit, con i muscoli in vista e gli occhiali che la isolano nel suo stato di libertà ritrovata grazie al potaggio di rami secchi – il ramo sarebbe un arbusto, Liam Hemsworth. Nello stesso anno, anche Shakira ci aveva deliziato con un brano-vendetta, “Music Session 53“, nel suo caso contro l’ex marito Piquè, reo di averla sostituita con una donna più giovane che entrava in casa loro di soppiatto aprendo barattoli di marmellata. Per non parlare della gloriosa “Hold Up” di Beyoncé, quando nel 2016 spaccava i finestrini delle macchine con una mazza da baseball e un vestito giallo svolazzante sulle note tragicomiche di «What’s worst, lookin’ jealous or crazy?»; nessuno, chiaramente, direbbe mai a Beyoncé di posare quella mazza, va bene sia gelosa che pazza. 

La chiave della vendetta nelle Haim è in perfetta linea con la loro estetica. Vestite come in una sfilata di Jacquemus con effetto di nonchalance alla Uniqlo, sprizzano coolness nel racconto scanzonato di un devasto emotivo, parallelamente alla trasposizione su Instagram della promozione al loro prossimo album: tre foto, tre t-shirt con tre scritte diverse, I’m taken, I’m single e I’m???, simpatiche e alla moda, sempre. Proprio come in quel video di quindici anni fa, anche in questo caso non posso che osservare trasognata Danielle che si rotola in mutande nel letto con l’ex o che balla in discoteca con i suoi capelli meravigliosamente in disordine e domandarmi come si faccia a essere così cool. «I think I’m in love, but I can’t stand fuckin’ relationships» canta, mentre Alana ed Este le girano intorno lanciandole sguardi in cagnesco mentre lei non si decide a mollare lo scemo; ci vuole stile anche a fare la sottona. 

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