Per decenni Altadena è stata una capitale del jazz e uno dei pochi posti in California dove le famiglie nere potevano comprare casa. Dopo l’incendio del gennaio 2025, gli speculatori hanno iniziato a comprare la terra bruciata.
Un regista sta girando un film sulla gentrificazione a Milano che inizia così: un regista frustrato deve girare uno spot per il Comune di Milano sulla riqualificazione di un quartiere
Si intitola La piccola illusione, l'ha diretto Fabrizio Recchi è un cortometraggio indipendente e si finanzia con un crowdfunding in cui le ricompense si chiamano "Subaffitto in nero" e "Attico vista cantiere".
Nel cortometraggio La piccola illusione un regista frustrato riceve dal Comune di Milano l’incarico di girare uno spot sulla riqualificazione di un quartiere, e invece di limitarsi a fare il suo lavoro prova a usarlo per smascherare l’ipocrisia dell’operazione. Il piano ottiene l’effetto opposto a quello sperato, e il film, che i suoi autori definiscono una satira grottesca e una commedia nera, diventa una riflessione sul cinema politico e su un potere abbastanza abile da assorbire il dissenso e renderlo innocuo. Il bersaglio, quindi, è soprattutto il racconto che accompagna la gentrificazione, tutto a partire da spot, campagne e linguaggio con cui le istituzioni presentano le trasformazioni della città.
Il regista è Fabrizio Recchi, milanese, nato nel 2002, che ha già diretto diversi cortometraggi e un lungometraggio, Due volte Nadia, ha fondato un collettivo cinematografico e una compagnia teatrale e compone da solo le musiche dei suoi film. Per La piccola illusione si è ispirato a L’invenzione di Milano di Lucia Tozzi, un saggio uscito nel 2023 con il sottotitolo «Culto della comunicazione e politiche urbane, che legge il cosiddetto modello Milano come un prodotto del marketing urbano, fino al modo in cui le periferie sono diventate “quartieri”». Il film vuole raccontare la speculazione edilizia e la mancanza di case popolari con ironia e anche con un po’ di autocritica, perché tra le cose prese di mira c’è il modo in cui la città viene rappresentata, cinema compreso. Il nucleo del film, scrivono gli autori, è «la rappresentazione della realtà» insieme alla ricerca di un linguaggio nuovo per raccontare il dissenso.
Il progetto è indipendente, e gli autori tengono molto all’autonomia. Le riprese dureranno una settimana a novembre, la post produzione dovrebbe concludersi nei primi mesi del prossimo anno e poi il film proverà la strada dei festival. Per noleggiare l’attrezzatura e coprire la logistica gli autori stanno cercando finanziamenti pubblici e sponsor privati, e intanto hanno aperto una raccolta fondi su Produzioni dal Basso, che a quasi un mese dalla chiusura ha superato i due terzi dei 3.000 euro necessari. Anche le ricompense per i finanziatori fanno parte della satira. Si va dal «Subaffitto in nero», dieci euro per avere il proprio nome nei titoli di coda, al «Bilocale su carta», alla «Riqualificazione urbana», che permette di vedere il film online per tre giorni, e all’«Attico vista cantiere», che aggiunge l’invito a una proiezione privata e un madrigale personalizzato, fino al «Fondo d’investimento estero», che con 1.000 euro vale il titolo di produttore associato, l’invito alla prima e una serenata a discrezione del regista.