Tra una mostra a New York e una in Svizzera, l’artista classe 1987 ci ha accolto nel suo studio di Milano dove abbiamo parlato del suo lavoro, dell’importanza di lasciarsi influenzare dagli altri e dell’arte come unione di forze.
Non esiste generazione immune al fascino degli stivali Dr. Martens. Neri, indistruttibili, prima dichiarazione politica che estetica, gli stivali Dr. Martens nascono il primo aprile di 65 anni fa nel Northamptonshire, in Inghilterra. È proprio quella data a battezzare il loro nome: 1/4/60, i quattordici-sessanta. Frutto dell’incontro tra l’antica tradizione calzaturiera britannica e l’innovativa suola ammortizzata tedesca, gli stivali vennero adottati in primis dai lavoratori che trovarono sollievo nella scarpa progettata per assorbire l’impatto delle lunghe giornate trascorse in piedi. Poco tempo dopo, i Dr. Martens arrivarono poi alle sottoculture che animavano (soprattutto) Londra, dalla strada al palcoscenico mondiale. Punk, grunge, prima Tumblr e poi TikTok: di strada questi stivali ne hanno fatta. Qualsiasi nuova estetica emergesse, le “Docs” hanno sempre trovato un modo per farne parte, grazie anche alle innumerevoli reinterpretazioni che hanno attraversato il tempo.
Fra tutte, però, l’eterna icona di Dr. Martens è rimasta la silhouette originale e, oltre sei decenni dopo, lo fa ancora una volta. Torna infatti la caratteristica cucitura gialla sul bordo, la suola scanalata e l’etichetta AirWair sul tallone a decorare lo stivale 1460 più prestigioso mai realizzato. Come allora, ancora oggi gli stivali nascono dalle mani di artigiani specializzati nel villaggio di Wollaston. Il numero che dà il nome alla scarpa viene, così, impresso sulla pelle bordeaux di C. F. Stead, storica conceria di Leeds che collabora con Dr. Martens sin dagli anni Ottanta, e alcuni dettagli d’archivio ne completano l’edizione limitata e da collezione, fatta di soli millequattrocentosessanta paia disponibili. «Il 1460 Pascal Love Letter è più di un semplice stivale: è una celebrazione del patrimonio, dell’artigianato e dei piccoli dettagli che rendono un design davvero speciale», racconta Adam Owen, Global Design Director di Dr. Martens da dicembre 2023. «Non diciamo alle persone come indossarli; creiamo semplicemente stivali costruiti per durare e lasciare che chi li indossa racconti la propria storia». Noi, intanto, ci siamo fatti raccontare quella dei suoi Dr. Martens 1460 Pascal Love Letter.

ⓢ Dalla praticità delle origini a oggi: quale parola chiave definisce Dr. Martens?
Dr. Martens è stato costruito sull’innovazione. Il nostro primo stivale combinava l’artigianato britannico con l’ingegneria tedesca, riutilizzando le forniture militari in eccesso per creare qualcosa di nuovo. Quello spirito ci guida ancora – progettiamo per la vita reale, non solo per una tendenza passeggera. La durata rimane un tratto fondamentale del nostro design, ma diamo priorità anche alla scelta. Dalle pelli colorate alle stampe audaci e agli stili versatili come mules, mocassini Adrian e stivali 2976 Chelsea, la nostra gamma riflette ciò che chi li indossa apprezza: qualità, artigianalità e design accurato.
ⓢ Considerato il legame di Dr. Martens con le sottoculture e il punk, potremmo dire che quell’epoca abbia segnato il loro apice o staremmo romanticizzando il passato?
Il punk è stato sicuramente un momento decisivo per Dr. Martens, ma è solo un capitolo della nostra storia. Dai punk degli anni Settanta alla scena grunge degli anni Novanta fino ai creativi e ai designer di oggi, i nostri stivali sono sempre stati e rimangono un simbolo di espressione personale. Il nostro patrimonio è una parte enorme di ciò che siamo e attingiamo costantemente dal nostro archivio, ma è importante non rimanere pietrificati nel passato: così, a ogni nuova stagione, attingiamo da quelle ispirazioni e le ripensiamo per la prossima generazione.
ⓢ Chi sono oggi le persone che danno vita alla community di Dr. Martens?
Creiamo calzature e accessori costruiti per durare, lasciando che chi li indossa racconti la propria storia. La nostra community oggi è incredibilmente diversificata, abbraccia diversi mercati, generazioni e sottoculture. Ma ciò che li unisce è un apprezzamento condiviso per l’artigianato, il design e l’individualità. Questa profonda connessione con il brand è ciò che più apprezziamo.


ⓢ Come si riflette oggi il rapporto tra moda e politica in Dr. Martens?
Moda e politica sono sempre state collegate: ciò che le persone indossano può essere una dichiarazione, un riflesso della cultura o anche una forma di protesta. Dr. Martens ha una lunga storia di adozione da parte di sottoculture che sfidano lo status quo. Mentre le tendenze vanno e vengono, la nostra attenzione rimane sul design e sull’artigianato senza tempo. Mentre festeggiamo i 65 anni, rimaniamo fedeli alle nostre radici: le nostre icone – come gli stivali 1460, 1461, 2976 e il mocassino Adrian – dimostrano che il miglior design supera le tendenze e rimane un punto di riferimento intergenerazionale.
ⓢ Cosa porti della tua storia personale nella visione del futuro di Dr. Martens?
Le scarpe sono state una mia passione fin da quando ne ho ricordo. Ho iniziato la mia carriera nel design industriale prima di passare alle calzature, e Dr. Martens mi ha sempre colpito. Il suo mix unico fra eredità, artigianato e influenza culturale non ha eguali. Ora, guidandone il team di progettazione, ho il privilegio di plasmarne l’eredità. Celebrando le nostre radici, mi spingo continuamente oltre i confini per esplorare nuove possibilità creative attraverso la linea 14XX e le collaborazioni, sia nuove che storiche.