Uno studio conferma che la pandemia è iniziata nel wet market di Wuhan
Secondo uno studio americano, il Paziente 1 cinese, il primo a contrarre e trasmettere il SARS-CoV-2, non sarebbe il contabile che dal wet market di Wuhan non era mai passato. Secondo gli studiosi, il Paziente 1 è in realtà uno dei commercianti che lavoravano al mercato nei mesi in cui il virus cominciava a diffondersi tra gli abitanti della metropoli cinese.
Questa scoperta metterebbe fine a un conflitto (soprattutto tra Stati Uniti e Cina) che va avanti dall’inizio della pandemia: quello riguardante l’origine del nuovo Coronavirus. Nonostante uno studio congiunto della Cina e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia confermato che l’origine del virus è naturale (i famosi pipistrelli nei quali questo nuovo patogeno si sarebbe sviluppato) e che il primo luogo di trasmissione è stato con buona certezza una sezione del mercato di Wuhan in cui si vendeva carne di procione, i sospetti su una possibile origine “antropica” del SARS-CoV-2 non sono mai stati fugati del tutto. La teoria secondo la quale il virus sarebbe sfuggito da un laboratorio di ricerca di Wuhan è diventata presto una delle più diffuse tra i complottisti di mezzo mondo.
Una tesi, questa, che trovò anche una certa legittimazione scientifica quando 15 scienziati pubblicarono una lettera su Science in cui chiedevano alle autorità mondiali di tenere seriamente in considerazione la possibilità che tutto fosse cominciato in laboratorio. Il capofila di quegli scienziati era il professor Michael Worobey, rettore della Facoltà di Ecologia e Biologia Evolutiva dell’Università dell’Arizona. Ora invece, lo stesso Worobey si è detto convinto che le ricerche successive dimostrano che la pandemia è cominciata nel wet market di Wuhan e non in laboratorio.
«In questa città di 11 milioni di abitanti, la metà dei primi casi si concentra in uno spazio grande quanto un campo da calcio. A questo punto diventa veramente difficile sostenere qualsiasi teoria sull’origine del virus che non sia quella che fa partire la pandemia dal mercato di Wuhan», ha spiegato infatti Worobey.
Visti i nuovi fatti introdotti da questo studio, dunque, si può immaginare che la polemica attorno ai wet market cinesi ritornerà. Nel 2020 la Cina era stata costretta dall’opinione pubblica mondiale a chiudere temporaneamente questi mercati e a riaprirli mantenendo il divieto di vendere carne di animali selvatici (esclusi, però, gli ingredienti necessari alla pratica della medicina tradizionale cinese).