I tecnici di Chernobyl sono finalmente riusciti a smontare dopo un turno durato 600 ore
Con un post pubblicato su Facebook, l’amministrazione della centrale nucleare di Chernobyl ha annunciato che nella giornata di domenica sessantaquattro dei suoi dipendenti sono finalmente riusciti a smontare da un turno che durava ininterrottamente dal giorno in cui l’esercito russo aveva preso possesso della struttura. Il personale della centrale, che conta più di duecento dipendenti tra tecnici e addetti alla sicurezza, era di fatto rimasto “prigioniero” sul luogo di lavoro. Come riporta il New York Times, per permettere a questi sessantaquattro dipendenti di tornare a casa è stato necessario impiegare quarantasei volontari, selezionati con lo scopo di far proseguire senza intoppi le operazioni della centrale nel momento della rotazione dello staff. Al momento non si sa se e quando gli altri lavoratori della centrale potranno anche loro tornare a casa.
Da settimane − praticamente da quando Chernobyl è stata presa dall’esercito russo − l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, l’autorità indipendente che per le Nazioni Unite si occupa di vigilare sull’utilizzo dell’energia atomica assicurandosi che venga impiegata solo a scopi pacifici, insiste sulla necessità di permettere la rotazione dello staff della centrale ucraina per questioni di sicurezza sia della struttura che delle persone che ci lavorano. Alla notizia dell’avvenuto cambio del personale, Rafael Mariano Grossi, direttore dell’agenzia, ha dichiarato che i lavoratori di Chernobyl «meritano tutto il nostro rispetto e tutta la nostra ammirazione per aver lavorato in condizioni estremamente difficili». Ha però anche ribadito la sua preoccupazione per il personale il cui infinito turno di lavoro continua: «Sono lì dentro da troppo tempo. Spero davvero che il resto dello staff possa staccare presto». La paura è che, dopo tutto questo tempo, i lavoratori siano semplicemente troppo stanchi per svolgere tutti i compiti necessari al funzionamento e alla sicurezza della centrale. Già il 13 marzo un report dell’Agenzia raccontava di personale impossibilitato a eseguire riparazioni e manutenzione a causa «della fatica fisica e psicologica».