La storia del Caravaggio che si può comprare ma non si può spostare
Un anno fa il presidente e altri dirigenti della Banca Popolare di Vicenza, fallita nel 2017, hanno ricevuto condanne di primo grado: un processo per falso in prospetto, ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio, con 8000 risparmiatori danneggiati che si sono costituiti parte civile. Clienti che hanno visto sparire tutti i loro risparmi e adesso chiedono un risarcimento. Dove trovare tutti questi soldi? I liquidatori hanno esaminato il patrimonio della banca e hanno trovato un tesoro di opere d’arte, una collezione suddivisa tra Palazzo Thiene, a Vicenza, dove ci sono anche opere dei grandi maestri veneti, da Tintoretto a Tiepolo e Palazzo degli Alberti a Prato, dove si trova la Crocifissione di Giovanni Bellini, la Madonna col bambino di Filippo Lippi, molti maestri del barocco toscano e, come ha raccontato anche The Times, un preziosissimo Caravaggio. I commissari venderanno tutto con l’obbligo legale di massimizzare il patrimonio ottenibile dalla liquidazione.
“L’Incoronazione di spine” è un dipinto realizzato da Michelangelo Merisi tra il 1602 e il 1603. Un’opera che vale diversi milioni di euro, la cui vendita potrebbe bastare per risarcire una buona parte del debito. Quando il valore è così alto è molto difficile decidere una base d’asta, i commissari hanno preferito pubblicare una pagina sul Giornale dell’arte e su due riviste di settore in Francia e Inghilterra, per annunciare la vendita: la Banca popolare di Vicenza in liquidazione coatta amministrativa «è interessata a ricevere offerte per l’acquisto dei beni d’arte attualmente vincolati pertinenzialmente». Entro fine febbraio chi ha intenzione di comprare un’opera potrà presentare una manifestazione d’interesse non vincolante. Da marzo in poi le offerte saranno considerate vincolanti e in seguito alle necessarie verifiche si aprirà un dialogo con gli aspiranti compratori (sempre che non si faccia avanti lo Stato, con il diritto di prelazione).
C’è solo un piccolo problemino: il Caravaggio non si può spostare da lì. C’è un vincolo della Soprintendenza che lega la Coronazione (e anche il Crocifisso di Bellini) a Palazzo degli Alberti, il palazzo di Intesa San Paolo a Prato. Ci sono due giudizi pendenti davanti al Consiglio di Stato per liberare queste opere dal vincolo: se dovranno restare per sempre lì, ovviamente, il loro valore ne risentirà moltissimo. Lo stesso destino dell'”Ecce homo”: la Spagna l’ha immediatamente vincolato, quindi non può essere esportato. Se potesse girare liberamente per il mondo potrebbe valere dai 100 ai 150 milioni, se resta in Spagna solo 50. Si spera che il Caravaggio di Prato non faccia la stessa fine dell’affresco nel Casino dell’aurora di Villa Ludovisi, rimasto invenduto assieme ad altre opere per un valore complessivo di 471 milioni alla fine di un’asta tristemente deserta.