Hype ↓
12:45 venerdì 4 aprile 2025
Uno dei prodotti più colpiti dai dazi degli Stati Uniti sarà il vino Un problema enorme per le aziende del settore italiane, che esportano i loro prodotti soprattutto negli Usa.
Il Partito laburista starebbe pensando di candidare Idris Elba a sindaco di Londra Al momento si tratta di un'indiscrezione riportata dai tabloid, ma è da diversi mesi che si parla di un ingresso in politica dell'attore.
È uscito il primo trailer dell’Eternauta, la serie tratta da uno dei più grandi capolavori della storia del fumetto Prodotta e distribuita da Netflix, sarà disponibile sulla piattaforma dal 30 aprile.
Trump ha imposto dazi anche a delle isole antartiche abitate solo da pinguini I pinguini delle isole Heard e McDonald dovranno pagare il dieci per cento di dazi per esportare i loro beni e servizi negli Usa.
Ci sarà un sequel di C’era una volta a… Hollywood diretto da David Fincher, scritto da Quentin Tarantino e con protagonista Brad Pitt Il film racconterà la storia di Cliff Booth, il personaggio interpretato da Pitt nel film di Tarantino del 2019.
Prada ha aperto un ristorante ispirato ai film di Wong Kar-wai Si trova a Shangai e riproduce l'atmosfera dei film del regista di "In the Mood for Love".
La ministra della Giustizia americana vuole la condanna a morte per Luigi Mangione Ha inviato una comunicazione ai procuratori federali, chiedendo la pena di morte per quello che definisce «un terrorista».
Per aspera ad astra è il tema dell’edizione di C2C Festival che renderà omaggio a Sergio Ricciardone I biglietti saranno acquistabili da sabato 5 aprile.

Come #blackouttuesday è diventato virale e che polemiche ha sollevato

03 Giugno 2020

Martedì 2 giugno i social, da Instagram a TikTok, si sono riempiti di quadratini neri accompagnati dall’hashtag #blackouttuesday in segno di solidarietà e supporto verso le proteste che in questi giorni, dopo l’omicidio di George Floyd a Minneapolis per mano di un poliziotto, stanno infiammando le città americane. L’iniziativa, però, aveva un’origine (e un’intenzione) molto diversa da quella che poi si è materializzata nelle nostre timeline e ha sollevato non poche questioni sull’attivismo online, sulle sue dinamiche e, in ultimo, sulle sue motivazioni.

Come ricostruisce Joe Coscarelli sul New York Times, l’idea di postare un quadrato nero è di due donne nere che lavorano nel campo del marketing musicale, Jamila Thomas e Brianna Agyemang, che hanno lanciato l’iniziativa con l’hashtag #TheShowMustBePaused. «L’industria della musica è un’industria che fattura svariati miliardi di dollari», hanno scritto Thomas e Agyemang, «Un’industria che trae profitto principalmente dal lavoro di artisti neri. La nostra missione è quella di avviare una discussione nel settore, comprese le grandi società e i loro partner, su come esso ha beneficiato delle lotte e dei successi dei neri».

Come succede spesso, però, l’hashtag ha preso vita propria una volta sbarcato sui social e si è allontanato di parecchio dalle premesse originarie. I quadratini neri hanno iniziato a proliferare su Instagram e altrove, fino a quando alcuni attivisti di Black Lives Matter, sia nei gruppi Telegram dedicati alle proteste sul campo sia sui loro profili social, non hanno iniziato a far notare che, soprattutto se impilati sotto l’hashtag #blacklivesmatter, quegli stessi quadratini stavano di fatto intasando le timeline di chi era in strada a protestare, impedendo ai manifestanti di avere accesso a informazioni utili e facendo perdere nel mare magnum dei social video e testimonianze di cosa stava succedendo durante le manifestazioni. In molti hanno quindi invitato chi aveva aderito all’iniziativa di cancellare il post con quell’hashtag e di usare #blackouttuesday, se proprio ci tenevano.

Molti artisti, da Rihanna ad Ariana Grande fino a Yoko Ono e i Rolling Stones, hanno aderito alla campagna, ma altrettanti ne hanno messo in discussione la validità, interrogandosi se questa forma di “attivismo performativo” fosse davvero utile e cosa potesse aggiungere al dibattito in corso sull’ingiustizia a sfondo razziale. Da più parti si è scritto che un semplice post non risolve certo la questione e si sono diffuse molte liste di suggerimenti per essere “attivamente” anti razzisti, che comprendevano, ad esempio, link per donare ad associazioni che oggi sono impegnate in prima linea in questa battaglia di civiltà. Allo stesso tempo, molti utenti hanno fatto notare il comportamento, definito opportunistico, di quanti – dai grandi marchi a personalità dello spettacolo – sembravano aver partecipato all’ultimo trend social senza aver dimostrato in passato una consapevolezza reale sull’argomento. I quadratini neri sono stati perciò un caso di studio interessante, che ancora una volta hanno dimostrato limiti e questioni aperte dell’attivismo social e del modo in cui si diffonde sulle varie piattaforme, funzionando da sveglia e, contemporaneamente, da fattore omologante che appiana le complessità. La discussione che hanno stimolato, però, è tutt’altro che inutile e racconta di un lungo processo iniziato con #JeSuisCharlie e che ancora oggi facciamo fatica a comprendere e gestire in maniera chiara e utile alle cause.

Articoli Suggeriti
Leggi anche ↓
Avremo un coltellino svizzero senza coltello, ha detto Victorinox

Il New York Times dice che la nuova legge sugli obiettori di coscienza è “una lezione” su come governa Meloni

L’Eurovision sta diventando un problema di sicurezza nazionale per la Svezia

Tra proteste anti-Israele e gente che vuole bruciare in piazza copie del Corano, la priorità non sarà la musica.

Uno dei più importanti premi letterari del mondo sta rimanendo senza concorrenti per un boicottaggio pro-Palestina

Il padiglione israeliano alla Biennale di Venezia rimarrà chiuso

La storia di Althea Gibson, la tennista che ha ispirato il look di Zendaya in Challengers