Il tentativo di "riattivazione" dell'ex centro sociale ha fatto esplodere, ancora una volta, la discussione su cosa siano oggi gli spazi pubblici della città, a cosa servono e a chi sono dedicati.
A Barcellona vogliono rifare la Rambla per salvarla dall’overtourism

A Londra hanno deciso di rifare Oxford Street, a Barcellona di “ristrutturare” La Rambla. Il motivo è sempre lo stesso: restituire l’una e l’altra alle persone che a Londra e a Barcellona ci vivono, salvarle dalla turistificazione. In Catalogna di questo progetto si discute dal 2017, quando l’allora sindaca Ada Colau pubblicò un bando internazionale per decidere a chi fa affidare l’opera. Sette anni dopo l’onore e l’onere se lo è preso il collettivo interdisciplinare km-ZERO guidato dall’architetta Itziar González. Quest’ultima, in un’intervista a El Pais, ha raccontato che a chiederle di partecipare al bando, ormai anni fa, è stata l’associazione di quartiere SOS Ramblas. González, che abita vicinissima alla Rambla, ha accettato subito la proposta e ha messo assieme questo gruppo di esperti – architetti, urbanisti, ingegneri, commercianti, cittadini, etc. – tutti residenti nelle vicinanze del viale. Alla fine, km-ZERO è arrivata a contare più di 500 persone, che hanno tutte contribuito all’elaborazione di un progetto presentato nel 2018 e approvato un anno dopo.
Dopo una serie di intoppi e contrattempi che nel 2020 avevano portato all’interruzione del progetto – proprio nel momento in cui tutto era pronto per cominciare i lavori – la nuova amministrazione comunale di Barcellona ha deciso di dare finalmente il via ai lavori. Non solo: Jaume Collboni, il nuovo sindaco di Barcellona, ha detto che si aspetta di inaugurare la nuova Rambla non più tra dieci anni, come inizialmente previsto dal progetto, ma tra tre. A febbraio 2027 il sindaco – e i cittadini – si aspettano la fine dei lavori, che in parte (nella zona attorno al monumento a Cristoforo Colombo) sono già iniziati. I marciapiedi verranno ampliati, dagli attuali tre metri e mezzo arriveranno ad occupare cinque metri in larghezza; le corsie per gli automezzi saranno dimezzate, da quattro diventeranno due (la versione iniziale del progetto prevedeva la pedonalizzazione di tutto il viale, che però è stata accantonata, per il momento); verranno costruite tre nuove piazze, in corrispondenza delle porte medievali di Portaferrisa, La Boquería e Trencaclaus; verrà installata nuova illuminazione, rifatta la pavimentazione e piantati 375 nuovi alberi; è prevista l’apertura di almeno un nuovo centro artistico, La Fonería. E molte altre sono le “ristrutturazioni” previste.
Tutto questo, ovviamente, il comune di Barcellona lo sta facendo nella speranza di porre un freno all’overtourism e di chetare le proteste – numerose e partecipate – che si sono ripetute quest’estate, proteste che hanno fatto di Barcellona la capitale dell’odio antituristico. Certo, non c’è ristrutturazione che possa risolvere l’altro, enorme problema che affligge La Rambla come Oxford Street come qualsiasi strada-meta turistica del mondo: la gentrificazione. Un’altra delle iniziative contenute nel progetto iniziale prevedeva che una parte dei nuovi alloggi costruiti o di quelli vecchi ristrutturati lungo il viale venisse messo sul mercato a prezzo calmierato oppure affittato a equo canone. L’intento era evitare che anche la nuova Rambla finisca a essere abitata solo da turisti che passeggiano tra negozi di chincaglieria. La proposta, come ha raccontato Itziar González, uno degli architetti di km-ZERO non è stata approvata. E questo nonostante il collettivo avesse condotto un’indagine per capire quante persone vivono davvero sulla Rambla. Secondo i dati ufficiali, sarebbero più di mille. Alla fine di questa indagine, si è scoperto che sono meno di cento. La differenza tra questi due numeri sono tutti appartamenti che restano vuoti per la maggior parte dell’anno, in attesa dell’alta stagione.

Da "Abitare Futuro", il nuovo numero di Urbano, dieci domande a Carlo Ratti sulla prossima Mostra Internazionale di Architettura a Venezia, che più di tutte le edizioni precedenti coinvolgerà la città come fosse un’unica, enorme arena di incontro di pensieri e nuove idee.