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Il Partito laburista starebbe pensando di candidare Idris Elba a sindaco di Londra Al momento si tratta di un'indiscrezione riportata dai tabloid, ma è da diversi mesi che si parla di un ingresso in politica dell'attore.
È uscito il primo trailer dell’Eternauta, la serie tratta da uno dei più grandi capolavori della storia del fumetto Prodotta e distribuita da Netflix, sarà disponibile sulla piattaforma dal 30 aprile.
Trump ha imposto dazi anche a delle isole antartiche abitate solo da pinguini I pinguini delle isole Heard e McDonald dovranno pagare il dieci per cento di dazi per esportare i loro beni e servizi negli Usa.
Ci sarà un sequel di C’era una volta a… Hollywood diretto da David Fincher, scritto da Quentin Tarantino e con protagonista Brad Pitt Il film racconterà la storia di Cliff Booth, il personaggio interpretato da Pitt nel film di Tarantino del 2019.
Prada ha aperto un ristorante ispirato ai film di Wong Kar-wai Si trova a Shangai e riproduce l'atmosfera dei film del regista di "In the Mood for Love".
La ministra della Giustizia americana vuole la condanna a morte per Luigi Mangione Ha inviato una comunicazione ai procuratori federali, chiedendo la pena di morte per quello che definisce «un terrorista».
Per aspera ad astra è il tema dell’edizione di C2C Festival che renderà omaggio a Sergio Ricciardone I biglietti saranno acquistabili da sabato 5 aprile.
È morto Val Kilmer, la rockstar della Hollywood degli anni ’80 e ’90 Aveva 65 anni e da tempo si era ritirato dalle scene a causa di un cancro alla gola.

L’Egitto non è solo Tahrir

Ieri e oggi la prima tornata elettorale. Che secondo alcuni è una vittoria per i generali al potere

29 Novembre 2011

Qualcuno l’ha chiamata una farsa, qualcun altro “democrazia in azione,” altri ancora guerra di logoramento per sfiancare la nazione. Ieri e oggi, per la prima volta dopo la caduta del padre-padrone Hosni Mubarak, gli egiziani si sono recati alle urne in quelle che sarebbero dovute passare come le prime elezioni democratiche dell’Egitto, ma che… be’, il punto è che per sapere se si tratti di una presa per i fondelli o di un passo avanti è ancora troppo presto.

Da mettere in chiaro, come prima cosa, che queste elezioni non decideranno chi governerà l’Egitto. Quelle di ieri e oggi non sono che il primo round di una tornata elettorale che si concluderà (presumibilmente) in marzo e che serve a eleggere i membri dell’Assemblea nazionale, equivalente del Parlamento. Il Consiglio Supremo delle Forze Armate (per gli amici “Scaf”) che dallo scorso febbraio ha preso il potere, formalmente ad interim, ha scelto di dilazionare il voto sia su base geografica – prima il Cairo e le altre grandi città, poi le province – sia in base alla camera – prima si scelgono i semplici deputati, poi i membri della “Shura,” cioè i senatori.

Secondo molti osservatori si tratta di una strategia per fiaccare l’anima dei manifestanti di piazza Tahrir. Il popolo che ha deposto Mubarak lo scorso inverno e che in queste settimane è tornato in piazza per chiedere le dimissioni dello Scaf, che vedono nei generali la continuazione del regime che fu di Mubarak, e che prima ancora era stato di altri dittatori sostenuti dalle Forze Armate. Negli scontri di novembre a Tahrir sono morte almeno quaranta persone.

Inoltre, almeno in una prima fase, l’Assemblea nazionale non avrà molti poteri. Il potere esecutivo, appunto, sta nelle mani dello Scaf – e ci rimarrà almeno fino a giugno 2012, quando sono previste le elezioni presidenziali, ammesso che tutto vada liscio. Certo, compito dell’Assemblea nazionale sarà riscrivere la costituzione… però, da qui a giugno, lo Scaf tenterà di fare passare un referendum in cui si eleva le Forze Armate come “guardiani della Costituzione,” in base a un modello che si è già visto in Turchia.

Non c’è bisogno che ve lo spieghiamo noi: ormai è evidente che il Consiglio Supremo delle Forze Armate sta puntando i piedi nel tentativo di mantenere il potere, in barba alla vulgata iniziale secondo cui avrebbe gestito l’esecutivo ad interim. Il punto è che, per strano che possa sembrare visto da fuori, l’esercito ha qualche possibilità di riuscire nel suo intento (tra l’altro: al radicamento dei militari nella società egiziana abbiamo dedicato un ampio pezzo che trovate sul numero cartaceo di Studio in edicola).

Secondo alcuni, l’elevatissima partecipazione alle elezioni già ieri sarebbe una dimostrazione che una buona fetta degli egiziani nutre ancora fiducia nello Scaf, o se non altro nella transizione così come è gestita dai generali. Anche se di certo deve avere contribuito la minaccia di multare (con la bellezza di 85 dollari, una vera fortuna per gli standard locali!) chi non va alle urne. Ma uno dei punti forti dello Scaf è l’alleanza – per molti versi contro natura – con i Fratelli Musulmani, che hanno tenuto un profilo relativamente basso davanti alle violenze del regime post- Mubarak. Poi bisogna tenere conto che il popolo di Tahrir non rappresenta affatto tutto l’Egitto e ancora c’è chi dice che la maggioranza silenziosa è tuttora legata ai vecchi poteri.

(Photo credit: AFP/Getty Images)

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