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Il Nobel per la Pace 2024 è andato a un’organizzazione anti-nucleare in Giappone

Forse mai come quest’anno, dal Dopoguerra, il mondo è stato un posto così violento. Le stragi sui civili sono all’ordine del giorno: dal Medio Oriente all’Europa dell’Est fino al Sudan. E, per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda, si è tornati a parlare di pericolo nucleare. Se ne parla per i ripetuti attacchi russi alla centrale di Zaporizhzhia, per le minacce di Medvedev di utilizzare questo tipo di armi in risposta al supporto dato dalla Nato all’Ucraina, e se ne parla per le minacce di Israele di attaccare i depositi dell’Iran.
In questo contesto, è significativa la scelta di assegnare il Nobel per la Pace a Nihon Hidankyo, un’organizzazione giapponese fondata da sopravvissuti alle atomiche sganciate dagli Usa su Hiroshima e Nagasaki, che si batte per un mondo senza armi nucleari (e per una giusta compensazione da parte dello Stato giapponese lle vittime delle bombe).
I sopravvissuti alle bombe si chiamano, in Giappone, Hibakusha. Sul sito dell’organizzazione si può leggere un conto approssimativo del loro numero, aggiornato al marzo 2016: erano 174.080 solo in Giappone, a cui aggiungere diversi altri Hibakusha in Corea del Sud e nel resto del mondo. Tutti i membri di Nihon Hidankyo sono Hibakusha. Nel documento programmatico dell’organizzazione, gli obiettivi sono tre. La prevenzione della guerra nucleare e l’eliminazione di tutte le armi nucleari. Il miglioramento delle attuali misure preventive per la protezione e l’assistenza degli Hibakusha. E la richiesta di risarcimento al Giappone, come scrivevamo sopra, per i danni delle bombe atomiche: è stato lo Stato giapponese, scrive Nihon Hidankyo, a entrare in guerra, ed è quindi sua la prima responsabilità per il bombardamento.
Il Nobel per la Pace, come spesso si dice, è legato alla città di Oslo, mentre tutti gli altri premi si assegnano a Stoccolma. Oggi sembra strano che ci siano due Paesi in ballo, ma quando lo volle Alfred Nobel, nel 1901, Svezia e Norvegia erano un solo regno.

Se in Occidente la cancellazione dei famosi sembra essere parte del passato, per quanto recente, in Corea del Sud è sempre esistita e non se n’è mai andata. Ha anche avuto esiti tragici, come nel caso dell’attrice Kim Sae-Ron.