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04:52 giovedì 3 aprile 2025
Ci sarà un sequel di C’era una volta a… Hollywood diretto da David Fincher, scritto da Quentin Tarantino e con protagonista Brad Pitt Il film racconterà la storia di Cliff Booth, il personaggio interpretato da Pitt nel film di Tarantino del 2019.
Prada ha aperto un ristorante ispirato ai film di Wong Kar-wai Si trova a Shangai e riproduce l'atmosfera dei film del regista di "In the Mood for Love".
La ministra della Giustizia americana vuole la condanna a morte per Luigi Mangione Ha inviato una comunicazione ai procuratori federali, chiedendo la pena di morte per quello che definisce «un terrorista».
Per aspera ad astra è il tema dell’edizione di C2C Festival che renderà omaggio a Sergio Ricciardone I biglietti saranno acquistabili da sabato 5 aprile.
È morto Val Kilmer, la rockstar della Hollywood degli anni ’80 e ’90 Aveva 65 anni e da tempo si era ritirato dalle scene a causa di un cancro alla gola.
C’è un pesce che si è evoluto appositamente per evitare di avere a che fare con i suoi simili Si chiama tetra messicano (Astyanax mexicanus) e ci ha messo 20 mila anni per raggiungere questo notevole risultato.
Nei biopic sui Beatles di Sam Mendes ci saranno tutti i boni preferiti di internet Harris Dickinson interpreta John Lennon, Paul Mescal sarà Paul McCartney, Barry Keoghan è Ringo Starr e Joseph Quinn farà George Harrison.
Adolescence verrà mostrato in tutte le scuole medie inglesi Un'iniziativa appoggiata dal Primo ministro inglese, Keir Starmer.

Nessuno vuole pagare per i danni causati dal “biggest IT outage ever”

22 Luglio 2024

«Colpa nostra, scusate», si può riassumere così la strategia comunicativa di CrowdStrike dopo quello che è già passato alla storia come «the largest IT outage in history»: per ore e ore, gli schermi di otto milioni e mezzo di dispositivi Windows in tutto il mondo sono rimasti fermi sul Blue Screen of Death. Il risultato è stato catastrofico per i trasporti internazionali – prendiamo come riferimento i voli aerei: 38 mila sono stati posticipati e 4200 cancellati, in tutto il mondo – per le transazioni bancarie, per le trasmissioni tv e in streaming, per i sistemi informatici in generale. I danni sono difficili da quantificare perché il problema ancora non è stato risolto del tutto, ma una primissima stima dice che la cifra dovrebbe aggirarsi (e potrebbe pure superare) il miliardo di dollari. Ovviamente, sono moltissimi quelli che dicono che a pagare dovrebbe essere CrowdStrike. Anche perché Windows non ha nessuna intenzione e nessun motivo per farlo, e al momento non si capisce che tipo di copertura assicurativa le aziende colpite abbiano a disposizione in casi come questo.

Come detto, l’azienda si è profusa in scuse per tutto lo scorso fine settimana e ha assicurato che i suoi tecnici hanno già messo a posto «una buona parte» dei dispositivi messi fuori uso dall’ormai famigerato aggiornamento del software di sicurezza FalconSensor. Quello che CrowdStrike non ha detto – concedendo il beneficio del dubbio si può attribuire la dimenticanza al fatto che l’azienda era pur sempre impegnata nel più grande intervento IT della storia – è se ha intenzione di risarcire privati e aziende che hanno subìto danni a causa del disastroso aggiornamento. Non che la domanda non sia stata posta, praticamente da tutti i giornalisti che hanno contattato l’ufficio stampa di CrowdStrike nelle ultime ore. La risposta finora è stato un generico no comment, che Chris Isidore su Cnn spiega così: per un’azienda il cui fatturato ammonta a 4 miliardi di dollari l’anno, pagarne uno in risarcimento sarebbe un problema enorme.

C’è anche chi però ha fatto notare che nel contratto che i clienti di CrowdStrike – che, vale la pena ricordarlo, è una delle più grandi aziende nel settore della cybersecurity, attiva in quasi duecento Paesi nel mondo e che impiega migliaia di tecnici – c’è una clausola che protegge l’azienda da questo tipo di responsabilità. Che basti questa clausola a proteggere CrowdStrike da tutte le possibili (probabili, quasi certe) cause che verranno intentate nei suoi confronti è tutto da vedere, però. Una cosa soltanto è sicura: la posizione di quasi monopolio che l’azienda ha nel suo settore non verrà intaccata più di tanto. Sempre su Cnn si legge che nella peggiore delle ipotesi, solo il 5 per cento dei suoi attuali utenti passeranno alla concorrenza. Forse è a causa di questa consapevolezza della sua posizione dominante che l’ultimo aggiornamento ha causato quello che ha causato: si diventa pigri quando si sa che nella peggiore delle ipotesi si perderà solo il 5 per cento della propria clientela. E, forse, un miliardo di dollari di fatturato.

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