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È morto Italo Lupi, padre fondatore della grafica italiana
«Un buon design è semplice, comprensibile da tutti, libero da complicazioni non necessarie, che risponde in maniera precisa alle necessità per il quale è stato creato e per le quali deve essere usato», spiegava Italo Lupi in un’intervista concessa a Designculture nel 2013. È morto nella notte tra il 27 e il 28 giugno, a 89 anni, uno dei graphic designer italiani più noti e apprezzati del mondo. Da piccolo voleva fare l’aviatore, «o forse il poliziotto, non ricordo», sogni che aveva accantonato nel 1959, anno in cui si iscrisse alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Dopo una prima esperienza da assistente di Pier Giacomo Castiglioni (che, assieme al fratello Achille, citerà sempre come suo riferimento professionale), nel 1960 divenne direttore artistico dell’Ufficio sviluppi della Rinascente. Aveva soltanto 25 anni quando, assieme a Mario Bellini, curò la sesta edizione del Compasso d’oro (premio che poi vincerà due volte, nel 1998 e nel 2006, più il Lifetime Achievement Award del 2014).
Gli anni Sessanta sono gli anni in cui apre il suo primo studio e inizia a dedicarsi al design per l’editoria e le esposizioni. Cura la 14esima esposizione della Triennale nel 1968, che però passa alla storia come l’edizione interrotta dalle proteste studentesche. Due anni dopo torna al Compasso d’oro, l’edizione che viene ancora oggi ricordata come quella in cui la scritta “Compasso d’oro” che accoglieva i visitatori al Castello Sforzesco di Milano era stata disegnata interamente a mano, senza usare sticker o altri strumenti. Nel 1970 inizia a lavorare sulle riviste: la prima è Zodiac, dedicata all’architettura, editore Adriano Olivetti. Poi è la volta di Shop, di cui sarà art director per due anni (1971 e 1972). Poi, le due riviste alle quali è rimasto più legato: Abitare, per la quale cominciò a lavorare come autore, fotografo e copertinista, fino a diventarne direttore artistico nel 1973. E poi Domus, di cui fu art director (con Mario Bellini come direttore) dal 1986 fino al 1992.
Tra le sue collaborazioni più lunghe e proficue ci fu quella con Triennale Milano, per la quale fu consulente dal 1979 al 1988. In quasi un decennio, Lupi curò la visione creativa ed editoriale e tutti i materiali stampati della 16ª e 17ª esposizione internazionale di Triennale, di cui ridisegnò il logo nel 1983. Gli anni Novanta furono quelli dei magazine di Ibm – Ibm Italia e IF – e, soprattutto, del doppio ruolo di direttore artistico ed editoriale di Abitare, che in quegli anni, dal ’92 al 2007, divenne una delle riviste di architettura e design più importanti del mondo. Gli anni 2000, invece, furono quelli della sua firma apposta sui grandi eventi: i Giochi Olimpici invernali di Torino del 2006, il Turin Look of the City per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, il Flags Boulevard di via Dante a Milano per l’Expo 2015, solo per citare i più noti. E poi, le tantissime collaborazioni con i brand: Cassina, Flos, Prada, Cinelli, Fiorucci, Miu Miu. Tutto questo, e molto altro, l’aveva raccontato nella sua Autobiografia grafica, splendido volume edito da Corraini che potete acquistare qui.